Attacchi di panico e fobie: come nascono le fobie. Sintomi delle fobie e cura della fobia

attacchi-di-panico-e-fobie-come-nascono-le-fobie-sintomi-delle-fobie-e-cura-della-fobiaGli attacchi di panico e le fobie sono paure più diffuse di quanto si creda. Urlare alla vista di un ragno o di un topo oppure rifiutarsi di visitare piazza San Marco a Venezia perché non si può tollerare la vista dei piccioni, può far sorridere gli altri; ma per chi soffre di queste fobie (che gli psicologi chiamano fobie “specifiche”), lo stato di ansia provato di fronte all’ oggetto che causa la fobia e la paura è una cosa davvero seria. Oltretutto è bene sottolineare che gli scherzi da parte degli altri sulla fobia da un lato rafforzano la fobia stessa, dall’ altro rischiano di generare complessi psicologici in chi ne soffre.

I SINTOMI DELLE FOBIE: ATTACCHI DI PANICO E ATTACCHI D’ ANSIA INCONTROLLATI E IRRAZIONALI
Una fobia è semplicemente una reazione di paura, a volte di vero e proprio panico, causata da uno specifico stimolo (può essere un oggetto o una situazione) che costituisce un pericolo inesistente o comunque minimo. Anche se c’è ben poco da temere, la persona fobica, non appena entra in contatto con l’ oggetto delle sue paure, sente improvvisamente il cuore battere all’ impazzata e il respiro mancare. Suda, trema, può provare un forte senso di nausea e persino disturbi intestinali e urinari. Questi sono i sintomi più comuni delle fobie e nella mente della persona fobica c’è una sola idea: allontanarsi subito, scappare dalla presunta fonte di pericolo. Peraltro, la reazione fobica può essere innescata anche soltanto dall’ immagine o dalla prefigurazione dell’ oggetto che provoca la fobia, non è necessaria la sua presenza fisica. E ciò non fa altro che confermare come la fobia non abbia nulla a che fare con una valutazione reale del pericolo: nella fobia è come se il meccanismo che si innesca alla vista o al solo pensiero dello stimolo sia indipendente dal livello reale di pericolosità. La reazione di paura per una fobia è sempre spropositata e chi ne soffre, anche se è consapevole di avere un comportamento irrazionale e di non correre pericoli reali, non riesce a fare a meno di provare quelle forti emozioni, né tantomeno a controllarle.

LA PAURA E LE FOBIE
La paura è di norma un meccanismo importantissimo per la sopravvivenza: ci spinge a evitare situazioni troppo pericolose. L’ evoluzione stessa ha selezionato in noi meccanismi di reazione alla paura capaci di scattare a velocità fulminea, prima ancora che il pensiero cosciente (potente ma, per la sua complessità, relativamente lento) faccia il suo corso.
Un rapido balzo indietro, fatto ancor prima di essere certi di trovarsi di fronte a un animale velenoso, poteva essere vitale per i nostri antenati che camminavano scalzi. Questa è l’ eredità ancestrale che sta alla base della diffidenza istintiva provata da quasi tutti noi di fronte a serpenti e ragni.
Dal punto di vista fisiologico, si può dire che i fobici hanno questo campanello di allarme particolarmente sensibile rispetto ad un determinato stimolo. Nei casi di forti fobie, on l’ aiuto di uno psicologo e di una terapia, si può “ritararlo” su una soglia un pò più elevata.

LE FOBIE E LE LIMITAZIONI DEI FOBICI
Perché si parli di vera e propria fobia ci deve essere continuità: tutti noi normalmente ci spaventiamo se all’ improvviso un ragno ci cade in testa, ma la persona fobica ha una reazione simile anche quando vede un ragno morto sul pavimento. Inoltre il vero fobico mette in atto meccanismi e comportamenti che sono chiamati “di evitamento”, per non entrare mai in contatto con l’ oggetto temuto, al punto da limitarsi l’ esistenza: ad esempio, per evitare di salire in ascensore, il fobico si fa 10 piani di scale al giorno a piedi. Oppure il fobico è capace di fare lunghi viaggi in auto per non salire su un aero. Questi sono disagi e difficoltà che i fobici conoscono benissimo e che indubbiamente interferiscono con le loro attività di tutti i giorni.
In genere le fobie più semplici non comportano le conseguenze invalidanti che possono invece affliggere chi soffre di altri disturbi più complessi, come le fobie generalizzate, vale a dire soprattutto fobia sociale e l’ agorafobia: questi sono disturbi che impediscono di uscire di casa, di camminare da soli in strada, di andare a trovare un amico o di lavorare.

OLTRE 600 FORME DIVERSE DI FOBIE
Quante sono le fobie ? Secondo alcuni esperti che si sono presi la briga di censire le fobie, ce ne sarebbero oltre seicento. Alcune hanno nomi stravaganti, come stravagante è il loro oggetto: dalla gefirofobia (la paura ad attraversare i ponti), all’ aurofobia (il panico dell’ oro). Le fobie più comuni, comunque, sono quelle che riguardano gli animali, in particolare i ragni (aracnofobia), gli insetti, i serpenti, gli uccelli (spesso i piccioni), ma anche i topi, i cani e i gatti.
Abbastanza frequente è la fobia per i temporali e il buio, che è molto diffusa tra i bambini, ma nella grande maggioranza dei casi è tranquillamente superata senza lasciar traccia. E la vista di sangue e ferite scatena in alcuni veri e propri attacchi fobici, che si manifestano anche alla sola vista di aghi, siringhe o simili.
Non sono soltanto però animali e oggetti a rappresentare la possibile causa di una fobia: non di rado quella che si teme è una situazione. Un tipico esempio è la paura di volare, come pure quella dei tunnel o dei luoghi chiusi o angusti (claustrofobia). Un caso particolare è quello dell’ ascensore, un ambiente che mette sicuramente a disagio tutti i claustrofobici, ma riesce anche a scatenare altri timori ancestrali: oltre che piccolo, l’ ascensore ci costringe a stare gomito a gomito con estranei e a condividere con loro una parte di quello che consideriamo il nostro spazio vitale e intimo. E per alcuni è un vero dramma.

COME NASCONO LE FOBIE: LE CAUSE DELLA FOBIA
Da dove nascono le fobie ? Secondo le concezioni attualmente più accreditate, le fobie più semplici non hanno a che fare con particolari significati simbolici degli oggetti o delle situazioni che li scatenano, ma sono il prodotto di un apprendimento (spesso così precoce da non lasciare traccia nella memoria) del fatto che qualcosa può essere pericoloso. È quello che succede in chi, per esempio, ha paura dei cani o dei gatti, magari perché da piccoli sono stati morsi o graffiati e si sono spaventati molto.
Le altre fobie possono invece avere origini diverse ed essere anche slegate da eventi passati o brutti ricordi.
In alcuni casi le fobie possono essere il campanello d’ allarme di un disagio psicologico più complesso. È il caso dell’ agorafobia (la paura degli spazi aperti) che può essere la spia di un disturbo da attacchi di panico; oppure della fobia per la sporcizia e i microbi, che può rappresentare una manifestazione di un disturbo ossessivo compulsivo.
C’è poi la dismorfofobia, nella quale la persona ha una percezione distorta del proprio corpo: una paura comune alla gran parte di chi soffre di anoressia e allo specchio continua a vedersi grasso, a dispetto di ogni evidenza. E può essere questo disturbo a spingere a rivolgersi di continuo al chirurgo estetico, nella convinzione che ci sia sempre “qualcosa che non va”.

LIBERARSI DALLE FOBIE: LA CURA DELLA FOBIA E LA TERAPIA
Liberarsi delle fobie è possibile, in genere è sufficiente un ciclo di sedute di terapia cognitivo-comportamentale, nella quale la persona fobica viene gradualmente esposta allo stimolo che teme, fino a che la sua mente non ha “disimparato” a percepirlo come qualcosa di pericoloso. La terapia e la cura della fobia aumenta anche la cognizione della propria efficacia personale nell’ affrontare il “pericolo”.
Di solito nella cura della fobia, all’ inizio si parla dell’ oggetto temuto con il terapeuta, poi si passa ad osservarne un’ immagine per breve tempo, via via più lungo, e infine si passa ad affrontarlo realmente, “dal vivo”. Attentamente dosata dal terapeuta, questa semplice procedura permette nella maggior parte dei casi di superare la fobia nel giro di poche settimane.
Il passo più difficile per il fobico è rappresentato dalla decisione stessa di affrontare questo tipo di terapia, dato che la sola idea di avere a che fare con lo stimolo della fobia può fungere da deterrente. Ma se il disturbo provocato dalla fobia nella gestione della propria vita è significativo, l’ idea di guarire può dare la motivazione necessaria per prendere in considerazione una terapia per superare la fobia.

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8 Commenti al post “Attacchi di panico e fobie: come nascono le fobie. Sintomi delle fobie e cura della fobia”


  1. MATTIA scrive:

    SONO STATO IN CURA PER ANNI CONTRO LE FOBIE E GLI ATTACCHI DI PANICO E NON è SERVITO A NIENTE. SECONDO ME, PER LE PERSONE CHE HANNO PATOLOGIE, LA PSICO TERAPIA NON FUNZIONA. CREA SOLO UNA DIPENDENZA VERSO IL MEDICO CHE VIENE VISTO COME QUELLO CHE TI RISOLVE LE PAURE…

  2. Saretta scrive:

    non sono daccordo con il precedente commento… la mia esperienza è diversa… anche se non seguo una terapia cognitivo-comportamentale sto in terapia da una analista da quasi due anni e la mia fobia dell’ ascensore (l’ unica che ho), sviluppata a seguito di un evento che solo dopo molto tempo è tornato con chiarezza alla mia memoria, è nettamente migliorata… ora insieme ad altre persone riesco ad andare su molti ascensori, anche a fare sette piani in ascensore nell’ ospedale dove studio, gli amici mi mettono allegria e chiacchierano per farmi stare a mio agio. ci vorrà ancora un pò di lavoro, ma tutto si inserisce nella risoluzione di una dinamica di rapporto che mi ha portata a temere quella sensazione di stritolamento, esplicatasi nel fatto che più o meno all’ inizio del 2007 un mio ex mi ha volontariamente fermata per diversi minuti in ascensore per farmi spaventare con la scusa di un abbraccio e un bacio, che non sentivo affatto autentici. mi ricordo benissimo che era tutto pronto con un completo per la palestra, superesaltato e montato… pronto per farsi vedere e poi scappare. veniva apposta per portarmi una foto che non c’ entava niente con noi, dove aveva gli occhi chiusi… diceva che in quel momento aveva lasciato la sua ex per tornare con la ex precedente… una cosa agghiacciante. sentivo la sua agitazione e l’ incoerenza di molte cose che faceva. all’ inizio legavo al carattere di mia madre questa fobia, ma poi ho pensato che in tanti anni non mi era mai successo, invece solo alcuni mesi dopo quell’ evento per me traumatico (anche se allora non lo capivo e non lo davo a vedere), la fobia è iniziata. quando la paura nei confronti di quella dinamica di rapporto basata sullo stupire e sul manipolare sarà completamente finita, credo e spero di poter affrontare anche gli ascensori che ritengo meno “affidabili”…

  3. Eugenio scrive:

    Sinceramente non so se la psicoanalisi risolve sempre il problema.
    Sicuramente l’ amore di chi ci sta intorno (nei casi in cui invece spesso siamo soli) potrebbe aiutarci moltissimo. Abbiamo bisogno di riavere fiducia in noi stessi come primo passo verso l’ autostima e il resto potrebbe venire da solo. Vero è il fatto che dovremmo cercare nel passato e nell’ infanzia qualche trauma subito che porta a fobie e attacchi di panico. io per esempio ho paura di entrare in una galleria, specialmente se male o poco illuminata. Solo a sapere che su una strada può apparire una galleria mi terrorizza, eppure fino ai trent’ anni non avevo di questi impedimenti. Forse nell’ infanzia c’ è la chiave, quando mi chiudevano in luoghi chiusi, e il lutto di mio padre mai elaborato definitivamente, la paura della morte, una vita piene di incognite, un futuro incertissimo, un’ alimentazione innaturale e modificata nei laboratori che oggi è alla base della nostra dieta, forse tutto insieme, forse solo uno di questi temi o chissà, resta un mistero. Prima sarei andato in capo al mondo sfidando i pericoli e adesso ho delle limitazioni. Forse c’ è anche una base biologica cambiata che prima non si aveva.
    Saluti a tutti coloro che hanno un problema simile al mio.

  4. claudia scrive:

    anche io non posso guidare sulle autostrade raccordi, ho paura… sono terrorizzata da viadotti e gallerie… eppure affronto la vita con determinazione. accetto questa mia limitazione, come ? …facendomi accompagnare. Dopo due anni di psicoterapia, ho capito che non c’è nulla da fare… mi tengo la fobia
    ciao

  5. EUGENIO scrive:

    Perchè Claudia ti sei rassegnata così presto ? Immagino che sei pure giovane, non è il caso di insistere ? Forse la chiave è riuscire a capire la causa della fobia e degli attacchi di panico e impossessarsi dell’ ottimismo giusto… capire il motivo arcaico, l’ essenza dell’ inghippo mentale che ti porta alla fobia.

  6. blu scrive:

    In 22 anni ho provato: psichiatria, psicoterapia, psicanalisi, omeopatia, pranoterapia. La mia fobia per gli aghi sta ancora lì, anzi, adesso è diventata pure fobia per gli ambienti medici. Sto valutando seriamente l’ipnosi però chiedo: qualcuno con un percorso simile al mio ha trovato la chiave per la guarigione? O mi rimane solo il pellegrinaggio a Lourdes?

  7. Redazione IO Benessere Blog scrive:

    Cara Blu, la paura degli aghi (definita belonefobia o aichmofobia) è una fobia abbastanza comune. Si tratta di una paura persistente, anormale e ingiustificata degli aghi, degli spilli e delle siringhe. E’ normale che una persona senta timore davanti ad una situazione sgradevole, di emergenza o pericolo. Ma chi soffre di belonefobia prova ansietà anche in situazioni in cui gli oggetti non rappresentano una minaccia, come il dover andare a farsi un’ analisi del sangue. Le persone con questa fobia hanno difficoltà ad andare negli ambienti medici perchè li associano alla paura di ricevere iniezioni.

    La terapia ipnotica considera l’ inconscio umano come una grande risorsa che può essere guidata. In ipnosi, il terapeuta ha la possibilità di entrare in comunicazione direttamente con questa parte inconscia, senza che la logica dell’ emisfero dominante interferisca. Perciò il terapeuta può chiedere semplicemente di “far finire” un determinato comportamento. Dato che per la tua fobia hai provato di tutto finora, l’ ipnosi può essere una possibile via d’ uscita. Ti auguriamo che tu possa risolvere la tua fobia per gli aghi. Se comunque qualche lettore col tuo stesso problema vorrà darti consigli o condividere la sua personale esperienza, non mancheremo di pubblicare il commento in modo che possa essere d’ aiuto a te e ad altre persone col tuo stesso disagio.

  8. Penelope scrive:

    Mi associo a Blu: anche io ho la fobia degli aghi… Sono arrivata ad evitare pure l’avere figli…

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