Cura aritmie cardiache: sintomi fibrillazione atriale e rischio ictus. Nuovi farmaci anticoagulanti orali

Per la cura delle aritmie cardiache, nuove molecole sono in grado di tenere sotto controllo la fibrillazione atriale, riducendo il rischio di andare incontro ad ictus.

Sintomi fibrillazione atriale

Tra tutte le aritmie cardiache, la fibrillazione atriale è una delle più diffuse tra gli over 70enni, ma ne possono soffrire anche i giovani.
I sintomi più frequenti della fibrillazione atriale sono il cardiopalmo, la stanchezza e la difficoltà di respiro che, soprattutto sotto sforzo, possono compromettere la qualità di vita.

Fibrillazione atriale e rischio di ictus

La conseguenza più grave della fibrillazione atriale è l’ictus ischemico che causa danni disabilitanti che compromettono in maniera spesso irreversibile la capacità motoria, ideativa e relazionale della persona.

Non tutti sanno infatti che alcune forme di aritmie cardiache possono favorire l’insorgenza di ictus cerebrale.
L’ictus è causato dall’occlusione o dalla rottura di un’arteria cerebrale con conseguente danno neuronale. La fibrillazione atriale è una delle principali cause di ictus cardioembolico: si manifesta quando, da un trombo formatosi nell’atrio sinistro del cuore, si staccano uno o più emboli che raggiungono i vasi del cervello.
L’ictus causato dalla fibrillazione atriale tende ad essere più grave fin dall’esordio e può associarsi a una più elevata mortalità oltre che a maggiore disabilità e rischio di recidiva. Prevenirlo è però possibile. Bisogna tenere sotto controllo i fattori di rischio: ipertensione arteriosa, diabete mellito, fumo di sigaretta, presenza di placche stenosanti a livello delle arterie carotidi e vertebrali, obesità, ipercolesterolemia (colesterolo alto) e presenza di fibrillazione atriale.

Cura fibrillazione atriale: nuovi anticoagulanti orali

Una volta diagnosticata la fibrillazione atriale, il primo obiettivo di cura è identificare e correggere l’eventuale cardiopatia sottostante e i cosiddetti “eventi precipitanti”: evitare pasti abbondanti, evitare stimolanti come caffeina, teina ed alcol.

Vanno poi somministrati farmaci antiaritmici capaci di interrompere e prevenire le recidive o di attenuare gli effetti della fibrillazione atriale, qualora sia impossibile da interrompere.
In alternativa alla terapia anticoagulante, volta a limitare il rischio trombo-embolico associato a fibrillazione, è stata recentemente introdotta la tecnica miniinvasiva dell’ ablazione trans catetere, che offre il vantaggio di mirare alla guarigione dell’ aritmia cardiaca.
I nuovi anticoagulanti orali, rispetto a quelli di prima generazione, non necessitano di monitoraggio mediante prelievo sanguigno. Inoltre sono efficaci nella protezione contro l’ictus e contro il rischio di emorragie cerebrali, riducendo tale rischio fino al 70%.

Gli anziani con fibrillazione atriale devono spesso assumere anche altri farmaci e i nuovi anticoagulanti orali offrono diversi vantaggi.
Tra i nuovi anticoagulanti orali infatti, il rivaroxaban è somministrabile alla dose di una sola compressa al giorno. La monosomministrazione presenta vantaggi in pazienti con scarsa capacità di memoria. Con la monosomministrazione si aumenta inoltre la protezione anticoagulante e si riduce il rischio di ictus.

Negli ultimi anni, la ricerca medica ha compiuto notevoli progressi in ambito farmacologico. Fino a poco tempo fa, gli unici farmaci anticoagulanti orali a disposizione erano gli antagonisti della vitamina K che, seppur molto efficaci, sono contraddistinti da variabilità di effetto individuale, interazione con alimenti ed altri farmaci. Il trattamento con antagonisti della vitamina K richiede inoltre il monitoraggio frequente della coagulazione per mantenere l’INR tra 2 e 3, con prelievi ematici finalizzati ad evitare il rischio di emorragia o ischemia cerebrale.

I nuovi anticoagulanti orali, grazie alla maggiore facilità di impiego, riducono le possibilità di interazione con cibi ed altri farmaci.
Alla maggiore facilità d’impiego, si aggiunge un’efficacia simile e in alcuni casi superiore, rispetto agli antagonisti della vitamina K.
Il costo dei nuovi anticoagulanti orali è superiore rispetto a quello degli antagonisti della vitamina K, ma considerando i vantaggi legati alla maggiore facilità di somministrazione (non sono necessari i controlli dei parametri coagulativi) e al minore rischio di eventi emorragici, è più agevole prevenire l’ictus in una percentuale superiore di soggetti trattabili.

Fonte: Dottor Riccardo Cappato, direttore del Centro di aritmologia clinica ed elettrofisiologia dell’IRCCS Policlinico San Donato (Milano) e presidente della Società europea di aritmologia cardiaca (ECAS).





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