Fertilità donne: esami da fare. Quali sono gli esami per la fertilità

Sono molte le coppie che quando decidono di avere un figlio si accorgono che, nonostante i ripetuti tentativi, non riescono: la tanto desiderata gravidanza non inizia e la fine di ogni ciclo è fonte di tristezza e stress per la donna.

Dopo qualche mese, in genere, la coppia comincia a domandarsi se c’è qualcosa che non va ed entra in gioco il ginecologo, che inizia a parlare di esami di fertilità. Ecco quali sono e quando vanno eseguiti.

Gli esami per valutare la fertilità della donna

I primi esami che in genere si eseguono devono dare indicazioni sulla riserva ovarica, cioè sul grado di fertilità che rimane alla donna. In pratica bisogna stabilire quante uova ci sono ancora nelle ovaie.

Poi si deve prevedere un prelievo di sangue al terzo giorno del ciclo mestruale: sul campione vengono eseguiti esami piuttosto comuni e non è necessario il digiuno. Il primo indicatore da analizzare è l’ FSH: l’ormone follicolo-stimolante. Più è alto il livello riscontrato e minori sono le riserve di fertilità.
A questo si aggiunge il dosaggio dell’ AMH: l’ormone anti mulleriano. Indica con più certezza il livello di riserva ovarica, in pratica dice in che misura le ovaie vengono “mobilizzate” all’inizio di ogni ciclo mestruale.

Ci sono poi altri fattori, meno legati al ciclo mestruale, che possono influenzare la fertilità della donna: oltre agli ormoni legati all’ovaio viene misurata la funzionalità tiroidea. Se la tiroide non è ben regolata possono esserci conseguenze negative sulla fertilità.
Gli ormoni prodotti da questa ghiandola servono per regolare l’impianto dell’embrione nell’utero, e quindi alcune disfunzioni a carico della tiroide, oppure in presenza di tiroiditi, possono sviluppare anticorpi specifici che interferiscono con la possibilità che si instauri una gravidanza.

Infine è opportuno tenere d’occhio i livelli di prolattina, che spesso risentono dello stress. Se sono troppo alti diminuiscono le probabilità che l’uovo giunga a maturazione. Non solo, possono anche impedire all’endometrio di prepararsi come dovrebbe all’installazione dell’embrione.

Si può misurare anche l’ ormone luteinizzante (LH) con gli stick per l’analisi delle urine che si comprano in farmacia. Serve per capire quando avviene l’ovulazione, poiché le concentrazioni di tale ormone nelle urine aumentano in questa fase e si possono programmare rapporti più mirati.

Oltre alle analisi di sangue e urine si eseguono poi anche accertamenti su utero, tube e muco, per escludere problemi meccanici o infezioni che ostacolano la gravidanza.

NOTA BENE: prima di passare a una ricerca più approfondita, possibilmente in un centro specializzato, è bene valutare anche il livello di fertilità del partner maschile, perché la metà delle cause di infertilità è dell’uomo.

Quando è bene eseguire gli esami per la fertilità

Dopo un anno di rapporti sessuali non protetti, se non si instaura alcuna gravidanza è opportuno sottoporsi agli esami per indagare la fertilità.
Anche quando ci si accorge che il ciclo mestruale non è regolare e va incontro ad alterazioni è meglio indagare.

Gli esami di solito sono prescritti dal ginecologo: servono a valutare i livelli ormonali e possono dare indicazioni sull’avvenuta ovulazione. Per la donna infatti la prima cosa da chiarire, quando ci sono dubbi sulla fertilità, è se ci sono alterazioni dell’ovulazione, andando a verificare eventuali alterazioni degli ormoni estrogeni e progesterone.





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