Nuova nano-chemioterapia: cura tumore seno

Per il tumore al seno c’è una nuova cura microscopica che utilizza le nanotecnologie: grazie alle nanoparticelle, un chemioterapico diventa un farmaco mirato senza pesanti effetti collaterali, con un netto miglioramento della qualità di vita delle donne malate.

Misura 130 milionesimi di millimetro, cioè è 100 volte più piccola di un globulo rosso, la nano-chemioterapia bersaglio: una nuova terapia di cura indicata per le forme avanzate di tumore al seno.
Fino ad ora, in questi casi l’unica cura disponibile era la chemioterapia tradizionale, ma a causa dei pesanti effetti collaterali non sempre veniva ben sopportata. La chemioterapia è il trattamento usato perlopiù nella cura dei tumori che agisce con il principio della distruzione delle cellule malate, a volte andando però a colpire anche quelle sane. Il farmaco chemioterapico di solito impiegato è il paclitaxel.

Grazie alla nanotecnologia, è stato possibile creare una nuova molecola che garantisce alla donna malata un trattamento più efficace e allo stesso tempo più sicuro, con meno effetti collaterali, a tutto vantaggio della qualità di vita.

Chemioterapia per la cura del tumore al seno

Il tumore al seno è caratterizzato dalla crescita non controllata di cellule anomale. Quando il tumore è in fase precoce, è localizzato nel tessuto adiposo del seno.
Viene invece definito tumore localmente avanzato quando si diffonde nei tessuti sottostanti del torace. Il tumore al seno è infine metastatico (con metastasi) se si è già diffuso in altre parti del corpo. In questi ultimi casi, la cura più impiegata è la chemioterapia.
I farmaci utilizzati fanno parte della famiglia dei taxani e si chiamano docetaxel e paclitaxel. Sono usati da soli oppure in associazione ad altri farmaci citotossici: sostanze in grado di distruggere le cellule del corpo umano.
Uno dei problemi legati all’uso di questi principi attivi è la presenza di solventi nella loro formulazione.

I solventi sono sostanze indispensabili per rendere il medicinale solubile in acqua, ma possono essere responsabili di gravi reazioni di ipersensibilità come:
- rash cutanei (sfoghi che compaiono sulla pelle, associati talvolta a mal di gola, tosse, congestione delle vie aeree, dolori muscolari)
- dispnea (difficoltà respiratoria caratterizzata da aumento della frequenza e della profondità degli atti della respirazione, accompagnata dalla sensazione di mancanza d’ aria e oppressione).

Per essere al riparo da questi effetti collaterali che possono anche mettere in pericolo la vita della donna, sono stati messi a punto dei protocolli di premedicazione a base di farmaci corticosteroidi e antistaminici.

I solventi possono inoltre stimolare la formazione nel plasma di micelle, cioè di agglomerati simili a sferette, che intrappolano il paclitaxel e fanno sì che la concentrazione di chemioterapico all’interno della massa tumorale sia minore. Ecco allora la necessità di trovare nuove soluzioni di cura e l’arrivo delle nanotecnologie.

La chemioterapia rappresenta sempre una preoccupazione in più, oltre a quella per il tumore al seno. La paura riguarda i suoi effetti collaterali, che tolgono energia in un momento già delicato della vita.
Gli effetti collaterali sono legati alla particolare azione di questi farmaci che hanno infatti la capacità di distruggere le cellule che si riproducono velocemente, una caratteristica che è propria delle cellule tumorali ma anche di altre cellule che invece sono “buone”, come quelle dei capelli e delle mucose.
Per fortuna queste cellule “buone”, a differenza di quelle cancerogene, quando termina la chemioterapia riprendono a crescere con i loro ritmi naturali, tanto che nell’ arco di qualche mese gli effetti negativi della chemioterapia sono solo un ricordo.
Inoltre oggi sono disponibili cure farmacologiche che, durante il trattamento con la chemioterapia, aiutano a prevenire i disturbi legati al trattamento. Per esempio quando i farmaci della terapia sono forti, al “cocktail” viene aggiunto subito un medicinale per contrastare sintomi come la nausea e il vomito.

Nuova nano-chemioterapia bersaglio: cura per le forme avanzate di tumore al seno

Il paclitaxel nella formulazione tradizionale è un liquido chiaro e dall’ aspetto viscoso, perché contiene anche i solventi. Con la nuova formulazione viene invece utilizzato solo il principio attivo puro in polvere finissima, che viene legato a nanoparticelle di albumina, molto simili alle dimensioni delle molecole di albumina presenti naturalmente nel sangue.

L’ albumina è una sostanza che potenzia il trasporto del principio attivo attraverso le cellule endoteliali: le cellule che rivestono l’ interno del cuore, dei vasi sanguigni e dei vasi linfatici.
L’ albumina ha le stesse caratteristiche del solvente, ma senza gli effetti collaterali negativi. Paclitaxel e albumina diventano quindi un unico farmaco, simile a una microscopica navicella, ma molto attiva e in grado di raggiungere in modo mirato il bersaglio e depositarsi all’ interno delle cellule cancerogene.

Il nuovo trattamento attenua gli effetti collaterali rendendo il farmaco ancora più attivo, inoltre la somministrazione è più veloce e pratica.
Attualmente questa è una cura cosiddetta di seconda linea: è indicata quando le donne che hanno un cancro metastatico al seno non hanno più benefici dalla chemioterapia tradizionale. Viene somministrata soltanto in ospedale su prescrizione dell’oncologo e sotto la supervisione di un esperto, all’interno di reparti specializzati nella somministrazione di farmaci citotossici.

Il nano-chemioterapico viene somministrato in vena e il dosaggio viene calibrato in base al peso e all’ altezza della malata. Ogni volta ci vogliono circa 30 minuti e tra una volta e l’altra trascorrono circa tre settimane (la durata del trattamento è quindi di 30 minuti ogni tre settimane).
La somministrazione è quindi molto più breve, dal momento che con il chemioterapico tradizionale ci vogliono circa tre ore di flebo. Inoltre il nuovo farmaco ha dimostrato un’ assenza di fenomeni di ipersensibilità.





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