Protesi al seno Pip a rischio rottura: aumento del seno con protesi Pip e controlli medici per le donne

L’ Associazione Italiana Chirurghi Plastici Estetici (Aicpe) ha depositato al Tribunale di Roma una denuncia-querela contro la società francese Poly Implant Prothesis produttrice delle protesi al seno Pip e l’ ente di controllo tedesco T.U.V Rheinfeld. Le protesi al seno Pip sono infatti protesi a rischio rottura: in alcune pazienti con protesi al seno Pip si sono infatti verificate delle rotture e delle infezioni. Allo stato attuale non ci sono evidenze scientifiche che pongono in correlazione l’ insorgenza di tumori al seno o patologie gravi con l’ impiego delle protesi Pip incriminate. L’ unico dato certo è che le pritesi al seno Pip sono state prodotte utilizzando un tipo di silicone non conforme all’ uso medico e sono risultate più suscettibili al deterioramento ed alla rottura rispetto ad altre protesi al seno. Per le donne che si sono sottoposte ad un intervento di aumento del seno con le protesi Pip è quindi raccomandato rivolgersi al proprio chirurgo di fiducia per monitorare la situazione e prendere le dovute misure di controllo o terapeutiche. Lo scandalo delle protesi Pip mette in evidenza come nel campo della chirurgia plastica in Italia ci sia bisogno di regole chiare e di maggior tutela per le pazienti e per gli stessi medici: per tutelare la salute delle pazienti e la professionalità dei chirurghi estetici servono verifiche più severe sui prodotti medici. Nello scandalo delle protesi Pip sono coinvolte le pazienti che sono ricorse all’ aumento del seno con protesi tramite intervento chirurgico.


Per questo Aicpe, associazione che riunisce i chirurghi plastici estetici, ha deciso di denunciare la società francese Poly Implant Prothesis, produttrice delle fantomatiche protesi al seno, e l’ ente certificatore tedesco T.U.V Rheinfeld, chiamato ad effettuare i controlli. Al tribunale di Roma è stata quindi depositata una querela sia contro il fabbricante delle protesi Pip che contro chi avrebbe dovuto controllarle, in quanto i chirurghi che hanno utilizzato gli impianti incriminati sono stati oggetto di truffa, alla stregua di tutte le pazienti. Il prodotto era regolarmente accreditato con marchio CE e, all’ esame visivo, possedeva caratteristiche fisiche del tutto appropriate e ottimali per i tipi di intervento di mastoplastica additiva. Anche l’ elemento “prezzo” non ha permesso alcuna valutazione: le protesi Pip avevano un costo paragonabile a quello di altre protesi al seno prodotte da ditte diverse, non sono state scelte sulla base di un costo inferiore ma per le loro caratteristiche intrinseche. L’ utilizzo ultradecennale delle protesi Pip, inoltre, costituiva un ulteriore elemento tranquillizzante circa l’ affidabilità del prodotto, dal momento che la letteratura scientifica non forniva elementi di segno negativo diversi da quelli delle altre protesi al seno in commercio. Alla base di tutto c’è quindi un problema di inadeguatezza del sistema di controllo e di sorveglianza nei confronti di dispositivi medici come le protesi al seno. Non sono infatti previsti obblighi di controlli e verifiche da parte dei singoli stati, verifiche che dovrebbero essere effettuate prima della commercializzazione e durante il periodo di utilizzo. E chi avrebbe dovuto farlo, magari prendendo anche delle protesi a campione per analizzarle, non l’ ha fatto.





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