legge 40 procreazione medica assistita

I test prima della gravidanza per le malattie ereditarie: fibrosi cistica, atrofia muscolo-spinale, sordità congenita

Sono tanti e sempre più richiesti i test genetici che offrono informazioni preziose sulle malattie ereditarie, anche su quelle nascoste. I test genetici oggi a disposizione si basano sulla medicina mo­lecolare: ogni molecola del nostro Dna, infatti, è come un “diario” degli eventi che accadranno. I nostri geni racchiudono pre­ziose informazioni sulla predisposizione (o la resistenza) alle malattie e sull’ eventuali­tà di trasmetterle ai figli. Grazie ai test genetici, da eseguire con esami ormai noti come la villocentesi in gravidanza, si possono diagnosticare ano­malie genetiche e malformazioni fetali. In particolare, i test dell’ amniocentesi e della villocentesi in gravidanza servono per diagnisticare la sindrome di Down (per ulteriori informazioni sui test dell’ amniocentesi e della villocentesi, leggere anche l’ articolo correlato, Cliccare qui: Sindrome di Down e gravidanza: i test di amniocentesi e di villocentesi. Diagnosi prenatale Sindrome di Down).

I test genetici possono anche essere eseguiti prima di programmare una gravidanza, per escludere di essere portatori di malattie trasmissibili. Dal 2000, il ricorso ai test genetici prenatali è au­mentato in Italia. I test genetici sono costosi (anche per il Servizio sanita­rio nazionale) e complessi, perciò devono sempre esse­re accompagnati dalla consulenza di un genetista che indirizzi la coppia verso gli esami davvero necessari e la aiuti a interpretarne l’ esito.
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I consultori e i servizi offerti per la salute: metodi contraccettivi, gravidanza, pillola del giorno dopo, aborto

I consultori sono uno dei risultati più ambiziosi della rivoluzione sessuale femminista degli anni Settanta: pensati e costruiti dalle donne e per le donne, erano un luogo dove si andava per un consiglio medico ma anche per un confronto. Negli anni Settanta, i consultori erano infatti un luogo dove si andava per curarsi e per ave­re un consulto medi­co, ma anche per trovarsi con altre donne e ragionare su come fare a vivere le trasformazioni che il nuovo diritto di fa­miglia, e le leggi suc­cessive, come quella sull’ aborto, avevano sancito. Da allora, ancora oggi i consultori esistono in Italia, ma secondo un’ indagine di Altro Consu­mo realizzata in alcune città italiane scelte a campione (Roma, Bologna, Milano, Torino, Napoli, Pa­lermo) il quadro non è dei migliori. I consultori in Italia sono pochi (la leg­ge ne prevede 1 ogni 20.000 abitanti e invece ce n’è in media 1 ogni 70.000 abitanti), mal segnalati, difficilmente accessibili, con orari poco praticabili, carenze di personale e liste d’ attesa troppo lunghe. Dati reali che gli ope­ratori che lavorano in queste strutture (ginecologhe, ostetriche, andrologi, psicologi, assistenti sociali, mediatrici culturali) sottolineano per primi e che fotografano una realtà a macchia di leopardo, con punte di eccellenza e situazioni al limite dell’ accettabile all’ interno anche di uno stesso terri­torio regionale.
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Fecondazione Assistita all’ estero: i limiti della legge in Italia e in Europa. Infertilità, gravidanza e salute donna

fecondazione-assistita-all-estero-i-limiti-della-legge-in-italia-e-in-europa-infertilita-gravidanza-e-salute-donnaPer quanto riguarda il cosiddetto “Turismo Riproduttivo”, ovvero le coppie che vanno all’ estero per la fecondazione assistita, l’ Italia risulta essere la prima in Europa. Sono infatti stati presentati al congresso Eshre (European Society of Human Reproduction and Embryology) i dati dello studio condotto in collaborazione con Sismer (Società italiana di studi di Medicina della Riproduzione): è italiana una coppia su tre che va all’ estero alla ricerca della possibilità di avere un figlio. I dati sono stati presentati al venticinquesimo congresso annuale dell’ ESHRE ad Amsterdam.
Che molte coppie con prolblemi di fertilità si rivolgano a centri medici esteri è risaputo, ma in realtà fino ad ora non esisteva alcun dato certo sull’ entità del fenomeno, sulle caratteristiche delle coppie e sui motivi di questa scelta.
Lo studio condotto è il primo in grado di fornire queste informazioni in quanto i dati raccolti vengono direttamente dalle coppie, lo conferma Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico di SISMER e membro della task force di ESHRE costituita per studiare su scala europea il fenomeno della migrazione all’ estero per risolvere i problemi riproduttivi.

LA RICERCA E I DATI SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA ALL’ ESTERO: il fenomeno del “Turismo Riproduttivo”

La ricerca condotta sulla fecondazione assistita all’ estero si è basata sui questionari anonimi che sono stati consegnati alle coppie straniere presenti in 44 centri situati nei 6 Paesi europei in cui maggiormente emigrano le coppie (Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca e Danimarca). Il periodo di studio è durato un mese, periodo sufficiente per poter fare una proiezione sui dati annuali.
Dai risultati della ricerca è emerso che il totale delle coppie trattate in un mese nei centri contattati è stato di 1.230. Moltiplicando per 11 mesi, si può dire che ogni anno sono circa 13mila le coppie che “migrano” in Europa.
I centri che hanno partecipato allo studio rappresentano circa il 50% dei centri che ricevono coppie straniere. Si può quindi stimare che, a livello europeo, il fenomeno coinvolga tra le 20mila e le 25mila coppie all’ anno in questi 6 paesi; occorre ricordare che anche altri paesi (ed esempio, Grecia, Russia e Ucraina) ricevono coppie straniere. L’ entità del fenomeno è quindi ancora superiore.
Ma chi sono queste coppie ? Sono tutte coppie eterosessuali, sposate nella stragrande maggioranza (82%) o stabilmente conviventi (18%). L’ età media delle donne è di 37 anni e mezzo; il 27% ha meno di 35 anni, il 41% tra 35 e 40 anni, il 25% tra 40 e 44 anni e solo il 7% tra 45 e 50 anni.
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Fecondazione assistita, gravidanza e salute della donna: la legge 40 in Italia e il congelamento degli embrioni

fecondazione-assistita-gravidanza-e-salute-della-donna-la-legge-40-in-italia-e-il-congelamento-degli-embrioniLa Sentenza n 151/2009 della Corte Costituzionale ha rimesso al centro della tematica della fecondazione assistita la salute psicofisica della donna e le capacità professionali del medico. Il convegno nazionale sulla fecondazione assistita che si è svolto a Roma e intitolato “La Legge 40/2004 dopo la sentenza della Corte Costituzionale – il futuro della PMA in Italia”, ha visto la partecipazione dei maggiori esperti in tema di procreazione medico assistita (PMA).
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la legge 40 sulla procreazione assistita ha restituito il ruolo centrale alla salute della donna ed alla qualità delle procedure mediche.
Ora si parla di diritto alla salute della donna, e in Italia si tratta di una vera e propria conquista perché la Sentenza, con estrema chiarezza (e senza quindi possibilità di diverse interpretazioni) ha eliminato le rigidità e le direttive sanitarie pre-costituite imposte dalla legge 40. Da oggi anche i trattamenti per la infertilità hanno la dignità di ogni procedura medica: impostare un percorso terapeutico personalizzato che abbia come finalità il massimo della efficacia ed il minimo dei rischi per la salute fisica e psichica dei pazienti. Il tutto, in perfetto bilanciamento con la tutela della salute dei nascituri.
La Legge 40 aveva infatti in un certo modo omogeneizzato i trattamenti PMA (procreazione medica assistita) senza fare alcuna distinzione sulle procedure mediche utilizzate per la fecondazione e il trattamento dell’ infertilità, ora si parla invece di qualità delle strutture mediche e qualità delle procedure mediche.
Pur nel pieno rispetto della Legge 40, la sentenza impone da oggi una più corretta applicazione delle tecniche di procreazione medica assistita, lasciando al medico la autonomia e la responsabilità di decidere con il paziente sulle procedure migliori da seguire per raggiungere l’ obiettivo, ovvero, avere un figlio. Tutte le principali linee di innovazione internazionale nel campo della fecondazione assistita raccomandano infatti una maggiore personalizzazione delle terapie in base alle caratteristiche della coppia. La Legge 40 lo impediva, la sentenza lo impone.
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