Salute donna: sintomi endometriosi, diagnosi e cura
L’ endometrio è il tessuto (mucosa) che riveste la parte interna dell’ utero. L’ endometriosi è una malattia che colpisce le donne ed è caratterizzata dalla presenza di endometrio al di fuori della sua sede naturale. Durante ogni ciclo di 28-30 giorni, l’ endometrio cresce fino a staccarsi, provocando il flusso mestruale. Ma quando tale mucosa è presente in altre zone come le ovaie o le tube di Falloppio, non può essere eliminata dal flusso mestruale. Si producono allora irritazione e lesioni nei tessuti. L’ endometriosi è un disturbo che colpisce le donne tra i 20 e i 40 anni. Questa condizione può dare luogo a noduli, cisti o escrescenze che spesso causano problemi funzionali dell’ apparato riproduttivo della donna. Il sintomo principale dell’ endometriosi è un dolore addominale acuto, in particolare subito prima e in coincidenza delle mestruazioni. Infatti, il tessuto endometriale al di fuori della sua sede naturale si comporta esattamente come quello uterino subendo quindi variazioni di forma e dimensioni nelle diverse fasi del ciclo mestruale. L’ endometriosi provoca quindi dolori mestruali, flusso abbondante, dolore durante i rapporti sessuali e problemi nel rimanere incinta.
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Inserita in una sana alimentazione quotidiana, la soia attenua i sintomi della menopausa nelle donne. La soia è una pianta della famiglia delle leguminose. Nei Paesi asiatici la soia viene consumata da migliaia di anni come fagiolo o nei suoi derivati. Si sono accertati gli effetti positivi della soia sulla salute della donna in menopausa: rispetto alle donne occidentali, le donne appartenenti alle popolazioni asiatiche soffrono molto meno degli effetti tipici della menopausa, come le vampate e i disturbi dell’ umore. A mostrare questi sintomi tipici della menopausa sono infatti solo il 18% delle donne asiatiche contro il 70-80% delle donne occidentali.
Oggi sempre più donne dopo il parto scelgono di far conservare il sangue prelevato dal cordone ombelicale, ricco di cellule staminali identiche a quelle del neonato. Dopo il parto infatti, il cordone ombelicale del neonato è molto prezioso perchè è ricco di cellule staminali che in futuro possono essere dei “salvavita” per il bambino. Le cellule staminali sono al centro delle ricerche più promettenti in medicina, e quindi possono rivelarsi davvero preziose: potenzialmente, le cellule staminali hanno tutte le caratteristiche per essere impiegate con successo nella terapia di gravi malattie degenerative, per ricostituire tessuti e organi deteriorati. Ad oggi le applicazioni delle cellule staminali cordonali sono la terapia delle malattie del sangue e del sistema immunitario in età pediatrica. Grazie alle cellule staminali si curano più di 70 malattie. Gli studi più avanzati riguardano la leucemia, ma anche altre patologie del sangue (anemie), le malattie autoimmuni (tutti i casi in cui il corpo attacca le sue cellule) e del metabolismo. Tra le applicazioni più recenti, le cellule staminali vengono usate per la cura del retinoblastoma (tumore degli occhi) e del neuroblastoma (tumore del cervello). A seconda dei casi, i medici iniettano nel paziente malato cellule staminali cordonali allogeniche (da terzi) o autologhe (proprie).
I consultori sono uno dei risultati più ambiziosi della rivoluzione sessuale femminista degli anni Settanta: pensati e costruiti dalle donne e per le donne, erano un luogo dove si andava per un consiglio medico ma anche per un confronto. Negli anni Settanta, i consultori erano infatti un luogo dove si andava per curarsi e per avere un consulto medico, ma anche per trovarsi con altre donne e ragionare su come fare a vivere le trasformazioni che il nuovo diritto di famiglia, e le leggi successive, come quella sull’ aborto, avevano sancito. Da allora, ancora oggi i consultori esistono in Italia, ma secondo un’ indagine di Altro Consumo realizzata in alcune città italiane scelte a campione (Roma, Bologna, Milano, Torino, Napoli, Palermo) il quadro non è dei migliori. I consultori in Italia sono pochi (la legge ne prevede 1 ogni 20.000 abitanti e invece ce n’è in media 1 ogni 70.000 abitanti), mal segnalati, difficilmente accessibili, con orari poco praticabili, carenze di personale e liste d’ attesa troppo lunghe. Dati reali che gli operatori che lavorano in queste strutture (ginecologhe, ostetriche, andrologi, psicologi, assistenti sociali, mediatrici culturali) sottolineano per primi e che fotografano una realtà a macchia di leopardo, con punte di eccellenza e situazioni al limite dell’ accettabile all’ interno anche di uno stesso territorio regionale.
Sono 12 milioni le donne che nei Paesi occidentali sono afflitte da dolore cronico. I dati forniti dall’ Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) dimostrano che questo problema colpisce il 39,6% delle donne contro il 31% degli uomini. Il dolore è un “campanello d’ allarme”, sia perché è sintomo di una malattia che ne consente una diagnosi precoce, sia perché la percezione stessa del dolore rende capaci di distinguere i pericoli. In questi casi si parla di dolore utile. Il dolore “inutile”, invece, deriva dalla degenerazione della funzione primaria di “campanello d’ allarme”, che diventa sintomo prolungato. La donna soffre più intensamente a causa di differenze anatomiche, ormonali e fisiologiche. La farmacologia riveste un grande ruolo nel controllo delle sindromi dolorose, ma non è detto che gli stessi farmaci siano efficaci nelle donne come negli uomini, in particolare a causa degli ormoni. La donna è più soggetta a soffrire di dolore rispetto agli uomini perché maggiormente esposta a malattie acute e croniche, senza calcolare esperienze dolorose come la gravidanza, il ciclo mestruale o le emicranie quotidiane. Il dolore, persistente e cronico, genera uno stato fisico e psicologico tale per cui si può definire una “malattia” a tutti gli effetti. Oltre al dolore fisico e alla disabilità, il dolore cronico può portare a una condizione di depressione e distacco dalla vita quotidiana innescando una sorta di “circolo vizioso”.



