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Test in gravidanza e controlli medici: quando ricorrere ai test dell’ Amniocentesi e della Villocentesi in gravidanza

test-in-gravidanza-e-controlli-medici-quando-ricorrere-ai-test-dell-amniocentesi-e-della-villocentesi-in-gravidanzaMai come in gravidanza una donna che gode di buona salute viene sottoposta a una serie infinita di controlli, visite mediche ed esami diagnostici. I controlli servono oggi per avere l’ altissima probabilità che mamma e neonato sopravvivano in salute a eventi critici che possono verificarsi durante la gravidanza, il parto e nei primi mesi di vita del bambino.
Il primo trimestre di gravidanza è all’ insegna delle prime indagini e dei primi controlli medici per un buon inizio. Oltre alla misurazione di pressione arteriosa, emocromo, glicemia, transaminasi ed esame delle urine per indagare eventuali anemie, diabete, funzionalità del fegato e dei reni, sono indicati anche i test di coagulazione del sangue per prevenire il rischio trombosi, più alto in gravidanza.
Poi ci sono i test per sapere se ci sono state, in passato, o sono in corso alcune malattie infettive come la rosolia, la toxoplasmosi, il citomegalovirus, l’ epatite B o il virus dell’ HIV, che possono danneggiare lo sviluppo del feto in gravidanza o infettare il neonato.
A questo si aggiunge la verifica dei gruppo sanguigno e del fattore Rh materno: se è negativo e quello del padre e del bambino sono positivi, ci possono essere problemi di incompatibilità tra sangue materno e sangue fetale e può rendersi necessaria una terapia con immunoglobuline anti-fattore Rh positivo dopo il parto.
Nei due trimestri successivi della gravidanza, alcuni di questi controlli si ripetono; in particolare, l’ esame delle urine, l’ emocromo, la glicemia e i test per rosolia e toxoplasmosi se la mamma non è immune.
In vista del parto si aggiungono nuovi controlli per epatite B e HIV, più il tampone per lo Streptococco agalactiae che, se è presente, può essere trasmesso al bambino al momento della nascita e può provocargli un’ infezione grave, evitabile sottoponendo la mamma durante il parto ad un trattamento con antibiotico.
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Gravidanza e fecondazione assistita: gravidanza dopo i quarant’ anni, fertilità, salute e rischi per il bambino

gravidanza-e-fecondazione-assistita-gravidanza-dopo-i-quaranta-anni-fertilita-salute-e-rischi-per-il-bambinoAnche in Italia sono sempre di più le donne che decidono di avere un figlio e di affrontare la gravidanza dopo i quarant’ anni. In questi casi le domande più comuni che le donne si pongono riguardano quali problemi aspettarsi in gravidanza dopo i quarant’ anni, come prepararsi alla gravidanza e come affrontare il dopo parto.
Oggi infatti per una donna si fa presto ad arrivare a quarant’ anni senza avere ancora realizzato il desiderio di avere un figlio: anni di studi all’ università, altro tempo e tanta pazienza per trovare un lavoro, evitare di avere un bambino appena assunte e magari non c’è neanche il contratto di lavoro che prevede la maternità perché si lavora a progetto. Oppure si è nel vortice della carriera e bisogna aspettare ancora per avere un bambino. Tutto slitta e la donna arriva ai quarant’ anni posticipando la gravidanza. Secondo un’ indagine dell’ Istituto Nazionale di Statistica, i bambini nati da donne quarantenni sono stati 27.938 già nel 2006 (per fare un paragone, nel 1995 erano 12.383).
La percezione dell’ età si è modificata con il prolungamento della vita media. Oggi ci si sente ragazze almeno fino ai 30 anni. Sono cambiati stili di vita, abitudini e il modo di vedere lunghezza e qualità della vita. Di conseguenza è mutata anche la concezione che abbiamo del corpo e della salute e si arriva alla prima gravidanza sempre più tardi. Le motivazioni più incisive di questa scelta sono di carattere sociale: l’ autonomia economica e abitativa si raggiungono tardi. C’è inoltre la volontà diffusa di posticipare la gravidanza e un figlio alla casa e al raggiungimento di uno status professionale più sicuro per garantire al bambino più possibilità economiche.

GRAVIDANZA DOPO I 40 ANNI: perché avere un bambino diventa più difficile.
Dopo i 40 anni il concepimento è più difficile e la ricerca del figlio non sempre dà risultati. Si stima che una coppia fertile a 20 anni possa concepire in 5 cicli, e dopo i 40 anni ne siano necessari in media 20, cioè un anno e mezzo. Ciò avviene perché si riduce il numero di cellule uovo fecondabili e le patologie uterine sono più probabili.
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Salute donna e farmaci in gravidanza: i rischi dei farmaci antinfiammatori e antidepressivi assunti in gravidanza

salute-donna-e-farmaci-in-gravidanza-i-rischi-dei-farmaci-antinfiammatori-e-antidepressivi-assunti-in-gravidanzaLa prima cosa che ogni donna chiede al proprio ginecologo dopo aver avuto la conferma di essere incinta è quali farmaci si possono assumere in gravidanza se si sta male. Se è vero infatti che i farmaci vanno limitati al massimo in gravidanza per via dei possibili effetti indesiderati sul feto, è altrettanto vero che un’ assunzione di farmaci occasionale o comunque limitata nel tempo non presenta lo stesso rischio di un uso prolungato. I farmaci teratogeni, cioè quelli che possono provocare malformazioni fetali, sono pochi e ben identificati: quasi tutti sono destinati alla cura di malattie molto specifiche che richiedono un attento monitoraggio della gravidanza e che ben di rado vengono assunti in modo occasionale da una donna incinta sana. Si tratta infatti di farmaci che vengono prescritti dal medico.

IL RISCHIO DEI FARMACI ANTINFIAMMATORI ASSUNTI IN GRAVIDANZA
Un problema vero, invece è rappresentato dai Fans: i farmaci antinfiammatori non steroidei (cioè molti dei comuni analgesici e antinfiammatori, capostipite l’ aspirina) di cui di norma si fa grande uso e che si tende a ritenere innocui. Questi farmaci invece non dovrebbero essere usati nel terzo trimestre di gravidanza, a meno che non ci siano precise indicazioni mediche, come ad esempio la prevenzione e cura della gestosi. I Fans usati nel terzo trimestre della gravidanza senza prescrizione medica possono infatti interferire negativamente sull’ apparato cardiocircolatorio fetale, causando problemi dopo la nascita del bambino. Possono cioè causare la chiusura precoce del dotto di Botello, una piccola arteria situata in prossimità del cuore. Questa alterazione può provocare alla nascita un pericoloso aumento della pressione all’interno del polmone del neonato.
Durante la gravidanza, il farmaco antifebbrile di prima scelta è il paracetamolo, efficace e privo di rischi per il bambino.
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L’ agopuntura per la fecondazione assistita, l’ infertilità, le mestruazioni irregolari

l-agopuntura-per-la-fecondazione-assistita-l-infertilita-le-mestruazioni-irregolariQuando si soffre di mestruazioni molto irregolari, ritardo mestruale o casi di infertilità, la cura della medicina convenzionale è la terapia ormonale. Ma un aiuto in più viene anche dall’ agopuntura. Per regolarizzare le mestruazioni irregolari sono necessarie diverse sedute di agopuntura da ripetere per qualche mese. L’ agopuntura riequilibra i livelli ormonali stimolando la produzione di estrogeni e l’ attività di ghiandole come l’ ipofisi, che orchestrano il ciclo mestruale. Inoltre l’ agopuntura ha un effetto secondario positivo per chi vuole un figlio: l’ agopuntura agisce su diversi fattori che ostacolano la maternità, inclusa l’ assenza di ovulazioni, i fibromi, la sindrome dell’ ovaio policistico.
Nei casi di infertilità, l’ agopuntura è di aiuto alle tecniche di fecondazione assistita e supporta la medicina convenzionale. Le donne che si sottopongono alla terapia con l’ agopuntura hanno più possibilità di portare a termine con successo una gravidanza con la fecondazione assistita (fecondazione in vitro).
L’ agopuntura può aiutare anche nello stimolare la produzione di uova nelle donne che non possono o non vogliono ricorrere a farmaci per stimolare l’ attività ovarica. Il limite di questo metodo è che l’ agopuntura stimola il rilascio e la crescita di un solo uovo, contro la produzione multipla indotta dai farmaci, che li rende basilari nella fecondazione assistita. Ecco perché l’ agopuntura per la fecondazione in vitro va abbinata alle terapie della medicina tradizionale e funziona come supporto.
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