Effetti Cocaina: come uscire dalla droga

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La cocaina è una sostanza stupefacente, provoca dipendenza e determina tolleranza: chi ne fa uso deve aumentare progressivamente il dosaggio per ottenere gli effetti raggiunti con le precedenti somministrazioni.
La cocaina può essere sniffata o fumata. Fumare cocaina è una modalità di assunzione nota come crack.

Il consumo di cocaina è molto diffuso, trasversale e non legato alla classe sociale.
Ecco quali sono gli effetti collaterali sul lungo periodo legati all’uso di cocaina, come riconoscere un cocainomane e come smettere.

Cocaina: effetti

La cocaina agisce in maniera massiccia sui neurotrasmettitori cerebrali. L’effetto di euforia dato dalla cocaina è solo transitorio: appena cala la sua concentrazione nel sangue, si verifica un abbassamento del tono dell’umore. Questo rende ancora più insopportabile l’angoscia che sopraggiunge, tanto da richiedere al più presto un’altra dose.

Con il tempo, l’uso di cocaina può devastare l’organismo a livello sia fisico che psicologico.
Innanzitutto i consumatori di cocaina possono andare incontro ad attacchi epilettici: improvvise crisi convulsive dovute all’alterazione dell’attività bioelettrica del cervello. Gli attacchi epilettici sono una naturale conseguenza di un eccessivo eccitamento della corteccia cerebrale.

In secondo luogo, la cocaina è anche un potente vasocostrittore. La vasocostrizione, oltre all’ipertensione, può scatenare diverse patologie:

  • aritmie cardiache;
  • extrasistole (battiti prematuri del cuore che ne alterano il normale ritmo);
  • tachicardia;
  • infarto del miocardio (seria lesione del cuore causata da un problema di circolazione sanguigna nelle arterie coronarie);
  • ischemia cerebrale (apporto ridotto di sangue al cervello con conseguente danno neurologico);
  • lesioni del parenchima cerebrale (lesioni del tessuto del cervello).

Grazie alla Risonanza magnetica, sono state riscontrate lesioni cerebrali e danni cardiaci (tipici di anziani ultraottantenni) in giovani appena trentenni abituali consumatori di cocaina.

Se all’inizio la cocaina rende più disinibita l’attività sessuale, con il tempo può provocare difficoltà erettive e persino impotenza.

Atteggiamento del cocainomane: come riconoscerlo

Arroganza e ottimismo acritico sono i tipici atteggiamenti del cocainomane. A livello psichico, i danni della cocaina sono piuttosto evidenti. Le caratteristiche psichiche più importanti di chi usa cocaina sono:

  • sopravvalutazione delle proprie risorse;
  • aumento dell’aggressività;
  • stimoli sempre più intensi, in particolare sessuali;
  • azzeramento dell’assunzione di responsabilità.

Alcuni consumatori di cocaina tendono poi a sviluppare nel giro di sei mesi o un anno manifestazioni di tipo psicotico. Vuol dire che si sentono come perseguitati, credono di essere spiati e tenuti sotto controllo o addirittura temono che un loro parente abbia intenzione di ucciderli.
Inoltre, lo stato di disordine del funzionamento cerebrale (scatenato dalla cocaina) rende il confine fra attività conscia e inconscia della mente sempre più labile. Ciò favorisce impulsi perversi nel cocainomane.

Come aiutare un cocainomane a smettere

In un percorso di cura, prima è necessaria l’astinenza. Poi vanno somministrati i farmaci giusti.
L’astinenza è necessaria perché, se nel sangue c’è ancora cocaina, la droga interferisce sia con i farmaci somministrati sia con la strategia psicoterapeutica prescelta.

I farmaci più indicati sono quelli che agiscono innanzitutto sui sintomi. Quindi, se in un cocainomane prevalgono disturbi dell’umore, attacchi di panico, angoscia e depressione si interviene con gli antidepressivi triciclici o Ssri.
Se invece la persona ha tratti prevalentemente psicotici, cioè presenta allucinazioni, deliri e manie di persecuzione è fondamentale ricorrere ad una terapia antipsicotica.

La psicoterapia è comunque indispensabile: per superare la tossicodipendenza bisogna anche lavorare sul disagio che l’ha favorita. La psicoterapia più indicata è la Dbt, cioè la terapia dialettico comportamentale: un’evoluzione della terapia cognitivo comportamentale, modulata sui problemi di dipendenza. Insegna al malato a riconoscere le proprie emozioni, l’ansia, la paura, la tristezza e a gestirle in modo nuovo e sano attraverso una serie di strategie pratiche.
L’acquisita competenza emozionale e le tecniche pratiche di contenimento dello stress daranno al malato maggiore sicurezza di sé e gli permetteranno di superare il timore del giudizio dell’altro, il senso di inferiorità, il disagio o la paura nella relazione con gli altri.

Di solito la terapia dialettico comportamentale viene integrata con dispositivi terapeutici come la mindfulness: una pratica a metà strada tra lo yoga e la meditazione che, anche grazie al controllo sul respiro, aiuta a raggiungere piena consapevolezza di sé e delle proprie emozioni.

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