Mononucleosi: contagio, sintomi, cura

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La mononucleosi è una malattia infettiva causata dal virus di Epstein-Barr, dal nome dei due scienziati che l’hanno scoperto. Nel linguaggio comune, la mononucleosi è chiamata “malattia del bacio”.
Il virus di Epstein-Barr è altamente infettivo: più del 90% degli adulti in Italia va incontro ad infezione da mononucleosi nel corso della sua vita, anche senza alcun sintomo.

Può capitare che per un periodo piuttosto lungo si abbiano sintomi di stanchezza ingiustificata e febbriciattola: in questa situazione il medico può richiedere esami del sangue che comprendono anche gli anticorpi contro il virus di Epstein-Barr.

Vediamo insieme in questo articolo come si trasmette la mononucleosi (fattori di contagio), qual’è il periodo di incubazione della mononucleosi, quali sono i sintomi della mononucleosi infettiva, come viene effettuata la diagnosi e come si cura la mononucleosi.

Contagio da mononucleosi: come si prende?

L’infezione da mononucleosi si trasmette da una persona all’altra attraverso microgocce di saliva.
Quindi la mononucleosi si trasmette baciando qualcuno, ma anche bevendo dallo stesso bicchiere o parlando ad una distanza ravvicinata. La mononucleosi si può anche contrarre bevendo un caffè al bar o in luoghi affollati come i mezzi pubblici.
La mononucleosi non è in alcun modo prevenibile, data la facilità di trasmissione del virus di Epstein-Barr e l’assenza di un vaccino.

Mononucleosi: durata

L’infezione da mononucleosi ha un periodo di incubazione che va dalle 4 alle 8 settimane, pertanto non si riesce mai a risalire con esattezza al momento in cui la malattia infettiva viene contratta.

Mononucleosi: sintomi

Nella quasi totalità dei casi l’infezione da mononucleosi non dà sintomi oppure si manifesta con sintomi poco specifici, come una faringite talvolta accompagnata da sintomi simili all’influenza.
Solo una persona su 100 sviluppa un’infezione che si manifesta con sintomi intensi e che prende il nome anche di mononucleosi infettiva. Si caratterizza per la presenza dei seguenti sintomi:

  • febbre alta;
  • profonda stanchezza;
  • mal di testa;
  • forte mal di gola;
  • gonfiore delle tonsille con lesioni simili a quelle di origine batterica, ma che tali non sono;
  • ingrossamento dei linfonodi, della milza e del fegato.

La mononucleosi sintomatica può portare ad un ingrossamento della milza, come espressione della forte attivazione immunologica indotta dal virus di Epstein-Barr.
La milza ingrossata diventa un organo molto più delicato e a potenziale rischio di rottura, con conseguenze anche serie. Pertanto è fondamentale il riposo, con un periodo di permanenza a casa o di attività molto ridotta. Il rischio maggiore in questi casi è dato dai traumi, come colpi o cadute. È sconsigliata tutta l’attività sportiva per almeno tre mesi.

Mononucleosi: diagnosi

Gli esami medici necessari per la diagnosi di mononucleosi infettiva si conducono sul sangue (è necessaria un’analisi del sangue) e sono rappresentati dalla ricerca degli anticorpi specifici anti-Ebv.
Altri dati orientativi per la diagnosi sono rappresentati dalla conta dei globuli bianchi (che risulta molto alterata) e dagli indici di citolisi epatica (anch’essi sempre fuori norma).

Mononucleosi: cura

Non esistono farmaci specifici per la mononucleosi e l’infezione da virus di Epstein-Barr si risolve da sola.
È fondamentale il riposo assoluto per circa 15-20 giorni, con attento controllo medico. Possono essere consigliati farmaci per ridurre i sintomi, come il paracetamolo per abbassare la febbre o antinfiammatori per diminuire il dolore alla gola.
Da sottolineare l’assoluta inutilità degli antibiotici, che possono addirittura risultare dannosi, perché contribuiscono a peggiorare le condizioni di astenia, ovvero di debolezza fisica diffusa.

Una volta superata la fase acuta, la mononucleosi può lasciare per tempi anche prolungati una condizione di scarsa resistenza alla fatica. È necessario ricominciare progressivamente le diverse attività, non forzandosi a riprendere subito, ma continuando il periodo di convalescenza fino alla completa ripresa fisica.
Talvolta la sensazione di debolezza può protrarsi, ma proseguendo con il riposo si risolve completamente.


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